29 juin 2009

Estrosi ministre: Retour à la case départ et "doigt d'honneur" aux Niçois !

ESTROSI_ET_LE_DOIGTAprès un peu plus d'un an de mandature de Christian Estrosi, et quelques simulacres de démocratie le constat est affligeant!
Il a berné les Niçois, dumoins les 25% d'électeurs inscrits qui ont voté pour lui au deuxième tour des municipales de 2008.
Christian Estrosi avait pour slogan "Je dis ce que je fais, je fait ce que je dis"...Il a omis de préciser la durée de validité de cette devise.Comme le disait un indéboulonnable homme politique de "Ma-reu-sseuai-illeu": Les promesses n'engagent que ceux qui les écoutent !
Hormis le fait qu'il ait troqué son mandat de président du conseil général du 06 contre celui de maire de Nice, nous pouvons constater que sa situation au niveau des mandats électoraux est identique à celle d'avant les élections municipales de 2008 avec en prime Eric Ciotti élu président du CG 06 suite à une cession de rattrapage six mois après sa déroute dans la première circonscription, et la ville de Nice dirigée par Benoît Kandel, premier adjoint et ex colonel de gendarmerie alsacien débarqué dans notre région depuis moins de 5 ans !
Ceux qui ont voté pour Christian Estrosi aux élections municipales l'auraient ils fait s'ils s'étaient imaginés la situation de Nice 15 mois plus tard?
On peut sérieusement en douter !
En tout cas celà ressemble vraiment à un "doigt d'honneur" fait à l'adresse de tous les Niçois !
Il faudra bien un jour en rendre compte...

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Il destino di Nizza e Savoia ed il Trattato di Pace del 1947

25th Marzo 2010
L_appel_de_Gen_veIl destino di Nizza e Savoia ed il Trattato di Pace del 1947…
Garibaldi, nel 1863, così si esprimeva accettando la presidenza di un’ associazione dell’Emigrazione Nizzarda a Torino: “Spero domani potervi dire: Andiamo insieme a rivedere la nostra Nizza libera. Il tempo della violenza  e della frode è finito”. Ed è finito anche secondo Alain Roullier – Laurens,  prolifico scrittore di cose nizzarde e Jean de Pingon, fondatore della Lega  Savoiarda. Essi il 24 marzo , presso un albergo di Ginevra, la città dove nel 1867 Garibaldi aveva presieduto il Congresso della Pace, hanno illustrato  in una conferenza stampa un documento che è stato inviato alle rappresentanze  diplomatiche in Svizzera delle potenze che con l’Italia hanno siglato il  trattato di pace del 10 febbraio 1947 e, naturalmente, dell’Italia.

Che cosa  si dice in questo documento?
Sostanzialmente che, con lo scoppio del secondo  conflitto mondiale e l’inizio delle ostilità tra Italia e Francia, venivano  a cadere tutti i trattati bilaterali sottoscritti tra i due Paesi  anteriormente alla guerra.

Secondo l’articolo 44 del Trattato di Pace tutte le potenze dovevano notificare all’Italia quali trattati venivano mantenuti e/o tornavano in vigore e, contestualmente, dovevano notificarli al Segretariato delle  Nazioni Unite. La Francia fece ciò che ritenne opportuno, notificando anche un trattato del 24 marzo 1760 circa alcune rettifiche di frontiera tra i domini  sabaudi e la Francia (per ciò che riguarda Nizza, in pratica, le terre  francesi ad est del Varo venivano cedute in cambio di quelle ad ovest di detto  fiume)  ma non notificò il trattato di Torino del 24 marzo 1860 (firmato un secolo  dopo  quello cui si è accennato!) che, sempre secondo l’articolo 44 del trattato  di  pace, veniva a decadere automaticamente dopo sei mesi, assieme a tutti gli altri trattati eventualmente non notificati.

Forti anche di documenti  provenienti dagli archivi dell’ONU, i combattivi Roullier-Laurens e de Pingon sostengono che ora Nizza e Savoia devono poter essere arbitre del proprio  destino e scegliere se rimanere francesi, chiedere l’annessione all’Italia  o diventare indipendenti.

Un sogno, questo, dello stesso Garibaldi, che chiese  per Nizza lo status di città libera ed indipendente, capitale dell’Europa  Unita. Ed il sogno di Nizza indipendente venne lanciato anche dal patriota  mazziniano Enrico Sappia, nel suo libro “Nizza Contemporanea”, pubblicato nel  1871 quando era in esilio a Londra.

Nella conferenza stampa Roullier- Laurens  ha  annunciato anche la fondazione del “Partito Nizzardo” il cui modello, anche  se  non esplicitamente dichiarato, è quello dei partiti di raccolta delle  minoranze  linguistiche che ci sono in Italia (Suedtiroler Volkspartei, Union  Valdotaine, ecc.): in esso troverebbero posto tutte le anime del particolarismo  nizzardo, quella autonomista e quella separatista, quella italofila e quella strettamente legata alla realtà municipale, senza distinzioni ideologiche  destra/sinistra.

Il Partito Nizzardo avrà anche, dove possibile, sezioni all’estero. A quella italiana potranno aderire non solo i nizzardi residenti in Italia per  ragioni  di lavoro o di affetti familiari, ma anche i discendenti di quegli oltre diecimila nizzardi che dopo il 1860 abbandonarono la Contea per non  divenire francesi.

di Achille Ragazzoni

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26 juin 2009

NIZZA LIBERA

 25th marzo 2010
Nice_demainChi l’ha detto che i confini degli Stati sono sempre “sacri”, e, in quanto tali, naturali e giusti? Essi, in Europa, sono spesso il frutto di circostanze, e il passaggio da uno Stato all’altro è stato un evento comunissimo, senza che questo significasse più che un accordo politico o un’imposizione del potente o vincitore. Perciò sono innumerevoli i casi di nostalgie, irridentismi, rivendicazioni… E ora è il turno di Nissa e della Savoia. Non so se le argomentazioni giuridiche addotte dagli indipendentisti nizzardi e savoiardi avranno successo; ma voglio intervenire un tantino sul caso in sè.
Non diciamo dei secoli che furono, ma prendiamo le mosse dal 1814, quando il Congresso di Vienna sancì la resa della Francia entro i confini del 1792 più Avignone pontificia; e il principio che l’equilibrio del continente doveva impedire per l’avvenire ogni espansione dei Francesi (monarchici, giacobini, napoleonici che fossero, non importava). Perciò la sempre riottosa nazione venne circondata da un sistema di Stati solidi e dalle frontiere difendibili: Regno dei Paesi Bassi, con gli attuali Olanda e Belgio; la Confederazione Germanica, in cui la potente Prussia si estendeva alla Renania; la Svizzera dalla neutralità tutelata internazionalmente; e il non vasto ma compatto Regno di Sardegna, esteso all’isola, alla Liguria, al Piemonte con Val d’Aosta, e a Nizza e Savoia.

Nizza, antica contea, doveva difendere la frontiera del Varo, avvolgendo anche il piccolissomo Principato di Monaco: entrambi di tradizione ligure; la Savoia, culla della dinastia e ad essa fedele, era abitata da una popolazione di origine borgognona, e non si sentiva affatto francese; e, in ogni caso, la sua appartenenza al Piemonte costituiva un ostacolo fortissimo ad ogni ambizione di Parigi di invadere l’Italia.

Per queste ragioni, che Nizza e la Savoia fossero legate a Torino era essenziale per il sistema di Vienna. Per le stesse ragioni, Napoleone III, che, da presidente nel 1849, dittatore due anni dopo, era nel 1852 divenuto imperatore, e aveva bisogno di gloria militare come quella dello zio, mirava a Savoia e Nizza. Negli accordi di Plombiers, il primo ministro sardo Cavour accettò di cederle, in cambio di Milano e Venezia: secondo il modesto parere di chi scrive, uno sfacciato tradimento della patria, che metteva in mano allo straniero le chiavi militari d’Italia.

Nizza, saputasi la notizia, affacciò una corale protesta, e l’intero Consiglio comunale si recò da Vittorio Emanuele II a chiedere che non subisse la cessione. Poco dopo, un plebiscito che nemmeno in Bulgaria sanciva che il 99,9% dei cittadini di Nizza aveva votato per la Francia! Che le urne siano già arrivate votate da Parigi, mi pare ovvio, e del resto il Buonaparte faceva così anche in Francia ad ogni passo. Garibaldi, che a Nizza era nato, andò su tutte le furie contro Cavour; poi però si fece eleggere deputato della Repubblica francese seguita alla caduta di Napoleone III! Coerenza!

Insomma, i Savoia aveva barattato Nizza e Savoia con altre terre: e tutto questo si chiamò liberalismo! Ma gravissime furono le conseguenze sulla futura storia d’Italia e d’Europa. Dopo il 1859, e dopo il 1866, la politica estera dell’Italia restò gravemente condizionata da tre confini sfavorevoli: quello del Trentino austriaco, quello del Mediterraneo di fronte agli Inglesi, e quello della Savoia. Da ognuno di questi poteva arrivare una minaccia armata. Dovendo scegliere, l’Italia si schierò nel 1882 con Germania e Austria, rischiando continuamente la guerra con la Francia. E con questa, dopo mezzo secolo di ostilità, finì per riconciliarsi in parte, con un patto non scritto di non aggressione sulle Alpi, che ebbe effetto nel 1914 con la neutralità italiana, la quale consentì alla Francia di difendersi contro l’attacco tedesco.

Nel 1940, quando l’Italia entrò in guerra a fianco della Germania, e aveva urgenza di un successo militare prima che la Francia crollasse del tutto, il confine delle Alpi si rivelò in tutta la sua difficoltà: delle potenti armate italiane vennero facilmente trattenute più dalle montagne ripide e dalla difesa dall’alto che da un esercito nemico il quale intanto sul Reno mostrava tutta la sua inconsistenza anche morale. E la Francia ringraziò Napoleone III e il suo amico Cavour!

E oggi? Ma oggi i confini militari non esistono più, di fronte a missili e satelliti. E quelli storici, dovrebbero affievolirsi, di fronte all’unità europea. Forse… Chissà se l’Europa non diventerà, invece di un insieme di Stati, una confederazione di regioni più o meno autonome, e, tra queste, Savoia e Nizza? È successo per secoli, potrebbe succedere ancora.

di Ulderico Nisticò

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25 juin 2009

Estrosi ministre: L'opposition Niçoise fait un communiqué:

Communiqué LRLN:

3706054"Avant les élections municipales, M. Estrosi disait : "Je quitte le gouvernement pour me consacrer à ma ville". Un an plus tard, il quitte "sa" ville pour se consacrer au gouvernement. Ayant obtenu un poste de ministre délégué, Il déclare "je ne pouvais pas laisser passer une telle opportunité" et se qualifie ainsi, lui-même, d'opportuniste.

Il assure également "qu'il continuera à travailler sept jours sur sept, dix-huit heures par jour, pour sa ville et le département". Cela laisse entendre qu'il ne travaillera pas pour le ministère. Il semble que M. Estrosi n'ait pas conscience du fait qu'une petite majorité de Niçois l'a élu pour gérer la ville de Nice et non le département, dont il n'est plus en charge depuis sa démission du poste de conseiller général et par contre-coup de sa présidence du conseil général.

Et pour finir M. Estrosi, indique que son nouveau poste de ministre délégué au ministère de l'Industrie permettra d'aider le département "qui vit 55% de l'industrie et 45 % du tourisme". Nous apprenons avec surprise que le département, dont il n'est plus en charge, et la ville de Nice, qu'il est censé gérer, vivent à 55% de l'industrie !

Il apparaît que M. Estrosi a des ambitions nationales, et se préoccupe plus des ministères parisiens et du département que de la ville de Nice. Cette politique n'est ni saine ni sûre. Après les échecs retentissants des projets, des Balcons du Mercantour et des J.O d'hiver, de sa politique sécuritaire, laquelle se résume à des déclarations dans la presse et à la pose de caméras, de l'échec de sa politique de propreté de la ville, après son grotesque projet de "marier Nice avec Marseille", M. Estrosi après seulement quinze mois de mandat, a fait la preuve de sa totale incapacité à adopter une politique cohérente et efficace.

Si l'on compare le nombre de ses interventions dans la presse, et les résultats obtenus, l'on constate une affligeante carence, masquée par des effets d'annonce journaliers. Après sa nomination à Paris, l'on peut s'attendre à pire. En un peu plus d'un an à peine, M. Estrosi a usé le petit crédit dont il pouvait bénéficier du fait de son élection à Nice. Pour finir, M. Estrosi, sans considération pour les difficultés des niçoises et des niçois, durement frappés par la crise, a augmenté les impôts locaux, dont le taux était demeuré stable durant près de dix ans, de 15 % d’un coup. Hausse d’impôt qui s’ajoute à celle, similaire décidée par le président du Conseil Généra. Dans le même temps, l’argent public coule à flot, pour assurer la communication médiatique de M. Estrosi dans la presse. Cette « politique de paillettes et bulles de savon sera extrêmement préjudiciable à la ville, qui supporte déjà les énormes dettes des errances survenues dans les années 1990, alors que M. Estrosi était déjà au conseil municipal . Il convient donc, dès à présent, de rassembler et mettre en mouvement les forces démocratiques qui devront prendre la suite lors des prochaines élections municipales"

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22 juin 2009

Quel nom pour le boulet provençal nommé PACA ?

nice_enchain_Après "le Var ne doit plus être une frontière" , "marier Nice avec Marseille" voici que nos gouverneurs jacobins décident de changer le nom de l'ineptie qu'est la PACA (Vauzelle ou Estrosi, peu importe, quand on se souvient du consensus lors de la candidature aux JO)! La proximité des festivités concernant la célébration de l'ignoble forfaiture dont fut victime le Peuple Niçois en 1860, n'aurait elle pas un quelconque rapport avec cette soudaine envie de changer le nom d'une région faisant plus penser à la Yougoslavie sous Tito qu'à une région homogène que ce soit sur le plan historique, éthnique ou culturel?
Les Niçois ont toujours, au cours de leur longue histoire, rejeté la Provence et leurs alliés français!
Qu'ils nous appellent, français, provençaux, azuréens ou même Texans si celà les amuse, nous, les habitants du pays de Nice, resterons TOUJOURS: LES NICOIS !!
Nous invitons donc, toutes celles et ceux qui refusent ce mariage forcé jamais consommé, du pays de Nice avec la provence, à donner un nom sur leur Site:              Quel nom pour le boulet? .
Nous ne doutons pas de votre créativité, alors n'ayez pas peur de vous lacher !
NISSA E BASTA !

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04 juin 2009

Boulegan Sian Nissart

Le système jacobin français a toujours voulu nous faire croire que les Niçois de souche étaient minoritaires dans le pays de Nice, sous prétexte que depuis l'annexion frauduleuse de 1860, beaucoup d'habitants étaient venus de France. Il occulte volontairement le fait, qu'au fil des générations, les immigrants se sont mariés et ont eu des enfants avec les Niçois de souche et  leurs descendants !
Une grande majorité de Niçois ignore donc, tout simplement, qu'elle a au moins un aïeul qui lui lègue ses droits inaliénables à reprendre en main son destin!
Les droits de nos aïeux sont au service de TOUS les Niçois !
Ne laissons pas passer cette chance pour notre avenir et celui de nos enfants en sachant que nos droits ont été dissimulés par 150 ans de mensonges !


LRLN per Liberà Nissa
envoyé par Tchoa_Fulconis. - L'info internationale vidéo.

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