01 septembre 2012

150° della tragica e sfortunata impresa garibaldina di Aspromonte: MESSAGGIO DA NIZZA !

MESSAGGIO DA NIZZA

Garibaldi_fu_feretoCari Amici di Bolzano, mentre celebrate il 150° della tragica e sfortunata impresa garibaldina di Aspromonte, mi è caro ricordare che la città natale dell’Eroe dei Due Mondi, Nizza, fu allora vicina a Garibaldi, non solo moralmente, ma anche fornendo volontari all’impresa, tra cui menzionerò solamente Giovanni Basso, uno dei più intimi e cari amici di Garibaldi, del quale diverrà segretario particolare. Un altro nizzardo, Pietro Donato Giraud, alto ufficiale della Regia Marina, non impedì a Garibaldi di sbarcare in Calabria e, accusato di questo, lascerà volontariamente la carriera delle armi. Non dimentichiamo che il fallimento dell’impresa di Aspromonte fu causato dalle pressioni esercitate sul giovane Regno d’Italia da napoleone_il_piccoloNapoleone il piccolo, il difensore dell’illegittimo potere temporale dei papi e quindi un nemico dell’unità nazionale italiana, checché ci venga a raccontare certa interessata propaganda. Napoleone il piccolo è stato anche il grande nemico di Nizza e della sua cultura autoctona.

Ci fa piacere che la figura del nostro concittadino Garibaldi, in tutti i suoi aspetti, venga ricordata nella città di Bolzano, che spero di poter presto visitare.

Tutti i nizzardi di stirpe hanno dei legami antichi con la penisola, dei legami di sangue e di parentela, dei legami economici e dei legami d’amicizia; i veri Nizzardi hanno maggiore affinità verso la cultura italiana che non verso la pseudo-cultura francese, ci tengo a manifestare, per mezzo del Dr. Achille Ragazzoni, Delegato Generale della Lega Nizzarda in Italia, tutto il mio affetto per la nostra sorella latina; questo affetto è una fiamma vivace che non ha mai cessato di crescere nel mio cuore nel corso del tempo. In occasione della celebrazione del 150° della battaglia di Aspromonte, dove nella sofferenza e nell’avversità Garibaldi mostrò di essere più grande ancora di quanto non sia stato nelle sue numerose vittorie, io sono con voi con tutto il cuore, e vi indirizzo tutti i miei più vivi sentimenti d’amicizia nizzardi così come il saluto caloroso dei membri della Lega Nizzarda.

I migliori auguri per un ottimo svolgimento del Congresso:

Viva Garibaldi e Viva Bolzano!

Alain Roullier – Laurens

Presidente della LRLN


02 avril 2010

La nostra Nizza libera !

il 2 aprile 2010 su "La Voce Repubblicana", l'organo del partito in cui milito, il PRI:

 1861_garibaldi_au_parlement_italienGaribaldi, nel 1863, così si esprimeva accettando la presidenza di un' associazione dell'Emigrazione Nizzarda a Torino: « Spero domani potervi dire:Andiamo insieme a rivedere la nostra Nizza libera. Il tempo della violenza e della frode è finito ». Ed è finito anche secondo Alain Roullier - Laurens, prolifico scrittore di cose nizzarde e Jean de Pingon, fondatore della Lega Savoiarda. Essi il 24 marzo , presso un albergo di Ginevra, la città dove nel 1867 Garibaldi aveva presieduto il Congresso della Pace, hanno illustrato in una conferenza stampa un documento che è stato inviato alle rappresentanze diplomatiche in Svizzera delle potenze che con l'Italia hanno siglato iltrattato di pace del 10 febbraio 1947 e, naturalmente, dell'Italia. Che cosa si dice in questo documento? Sostanzialmente che, con lo scoppio del secondo conflitto mondiale e l'inizio delle ostilità tra Italia e Francia, venivano a cadere tutti i trattati bilaterali sottoscritti tra i due Paesi anteriormente alla guerra. Secondo l'articolo 44 del Trattato di Pace tutte le potenze dovevano notificare all'Italia quali trattati venivano mantenuti e/o tornavano in vigore e, contestualmente, dovevano notificarli al Segretariato delle Nazioni Unite. La Francia fece ciò ched_claration_Gen_ve_LN ritenne opportuno, notificando anche un trattato del 24 marzo 1760 circa alcune rettifiche di frontiera tra i domini sabaudi e la Francia (per ciò che riguarda Nizza, in pratica, le terre francesi ad est del Varo venivano cedute in cambio di quelle ad ovest di detto fiume) ma non notificò il trattato di Torino del 24 marzo 1860 (firmato un secolo dopo quello cui si è accennato!) che, sempre secondo l'articolo 44 del trattato di pace, veniva a decadere automaticamente dopo sei mesi, assieme a tutti gli altri trattati eventualmente non notificati. Forti anche di documenti provenienti dagli archivi dell'ONU, i combattivi Roullier-Laurens e de Pingon sostengono che ora Nizza e Savoia devono poter essere arbitre del proprio destino e scegliere se rimanere francesi,chiedere l'annessione all'Italia o diventare indipendenti. Un sogno, questo, dello stesso Garibaldi, che chiese per Nizza lo status di città libera ed indipendente, capitale dell'Europa Unita. Ed il sogno di Nizza indipendente venne lanciato anche dal patriota mazziniano Enrico Sappia, nel suo libro "Nizza Contemporanea", pubblicato nel 1871 quando era in esilio a Londra. Nella conferenza stampa Roullier-Laurens ha annunciato anche la fondazione del "Partito Nizzardo" il cui modello, anche se non esplicitamente dichiarato, è quello dei partiti di raccolta delle minoranze linguistiche che ci sono in Italia (Suedtiroler Volkspartei, Union Valdotaine, ecc.): in esso troverebbero posto tutte le anime del particolarismo nizzardo, quella autonomista e quella separatista, quella italofila e quella strettamente legata alla realtà municipale, senza distinzioni ideologiche destra/sinistra. Il Partito Nizzardo avrà anche, dove possibile, sezioni all'estero. A quella italiana potranno aderire non solo i nizzardi residenti in Italia per ragioni di lavoro o di affetti familiari, ma anche i discendenti di quegli oltre diecimila nizzardi che dopo il 1860 abbandonarono la Contea per non divenire francesi.

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28 mars 2010

Nizza 1860-2010 : Nizza terra Garibaldina !

bicentenaire_GaribaldiL'8 febbraio 1871, 11 anni dopo la fraudolenta annessione della Contea di Nizza alla Francia, in occasione delle elezioni legislative il popolo nizzardo ha votato a schiacciante maggioranza la lista separatista capeggiata da Giuseppe Garibaldi. Di fronte alle urne una impressionante forza militare inviata a Nizza; navi da guerra carichi di fanti di marina, appaggiati a terra da gendarmeria, cavalleria e addirittura intere batterie di artiglieria. Testimone oculare della terribile repressione subita dai propri compatrioti, Enrico Sappia, il fondatore dell'Accademia Nizzarda che nel proprio esilio londinese scrisse l'impressionante "Nizza contemporanea". Malgrado le testimonianze The_Times_1871schiaccianti del giornale inglese "The Times", gli storici ufficiali francesi occultano questi drammatici fatti e hanno preferito garantire festeggiamenti per il 150° di un'annessione rigettata all'unanimità dal popolo nizzardo 11 anni più tardi, malgrado l'esodo di numerosi concittadini che nel 1860 abbandonarono la Contea per non divenire francesi. Può il popolo italiano festeggiare degnamente il 150° della propria unità nazionale e nel contempo, nascondersi che la terra che vide nascere l'unificatore d'Italia sia illegittimamente in possesso della Francia?


NIZZA TERRA GARIBALDINA
envoyé par RESISTENCA_NISSARDA. - L'info video en direct.

27 juin 2009

Il destino di Nizza e Savoia ed il Trattato di Pace del 1947

25th Marzo 2010
L_appel_de_Gen_veIl destino di Nizza e Savoia ed il Trattato di Pace del 1947…
Garibaldi, nel 1863, così si esprimeva accettando la presidenza di un’ associazione dell’Emigrazione Nizzarda a Torino: “Spero domani potervi dire: Andiamo insieme a rivedere la nostra Nizza libera. Il tempo della violenza  e della frode è finito”. Ed è finito anche secondo Alain Roullier – Laurens,  prolifico scrittore di cose nizzarde e Jean de Pingon, fondatore della Lega  Savoiarda. Essi il 24 marzo , presso un albergo di Ginevra, la città dove nel 1867 Garibaldi aveva presieduto il Congresso della Pace, hanno illustrato  in una conferenza stampa un documento che è stato inviato alle rappresentanze  diplomatiche in Svizzera delle potenze che con l’Italia hanno siglato il  trattato di pace del 10 febbraio 1947 e, naturalmente, dell’Italia.

Che cosa  si dice in questo documento?
Sostanzialmente che, con lo scoppio del secondo  conflitto mondiale e l’inizio delle ostilità tra Italia e Francia, venivano  a cadere tutti i trattati bilaterali sottoscritti tra i due Paesi  anteriormente alla guerra.

Secondo l’articolo 44 del Trattato di Pace tutte le potenze dovevano notificare all’Italia quali trattati venivano mantenuti e/o tornavano in vigore e, contestualmente, dovevano notificarli al Segretariato delle  Nazioni Unite. La Francia fece ciò che ritenne opportuno, notificando anche un trattato del 24 marzo 1760 circa alcune rettifiche di frontiera tra i domini  sabaudi e la Francia (per ciò che riguarda Nizza, in pratica, le terre  francesi ad est del Varo venivano cedute in cambio di quelle ad ovest di detto  fiume)  ma non notificò il trattato di Torino del 24 marzo 1860 (firmato un secolo  dopo  quello cui si è accennato!) che, sempre secondo l’articolo 44 del trattato  di  pace, veniva a decadere automaticamente dopo sei mesi, assieme a tutti gli altri trattati eventualmente non notificati.

Forti anche di documenti  provenienti dagli archivi dell’ONU, i combattivi Roullier-Laurens e de Pingon sostengono che ora Nizza e Savoia devono poter essere arbitre del proprio  destino e scegliere se rimanere francesi, chiedere l’annessione all’Italia  o diventare indipendenti.

Un sogno, questo, dello stesso Garibaldi, che chiese  per Nizza lo status di città libera ed indipendente, capitale dell’Europa  Unita. Ed il sogno di Nizza indipendente venne lanciato anche dal patriota  mazziniano Enrico Sappia, nel suo libro “Nizza Contemporanea”, pubblicato nel  1871 quando era in esilio a Londra.

Nella conferenza stampa Roullier- Laurens  ha  annunciato anche la fondazione del “Partito Nizzardo” il cui modello, anche  se  non esplicitamente dichiarato, è quello dei partiti di raccolta delle  minoranze  linguistiche che ci sono in Italia (Suedtiroler Volkspartei, Union  Valdotaine, ecc.): in esso troverebbero posto tutte le anime del particolarismo  nizzardo, quella autonomista e quella separatista, quella italofila e quella strettamente legata alla realtà municipale, senza distinzioni ideologiche  destra/sinistra.

Il Partito Nizzardo avrà anche, dove possibile, sezioni all’estero. A quella italiana potranno aderire non solo i nizzardi residenti in Italia per  ragioni  di lavoro o di affetti familiari, ma anche i discendenti di quegli oltre diecimila nizzardi che dopo il 1860 abbandonarono la Contea per non  divenire francesi.

di Achille Ragazzoni

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26 juin 2009

NIZZA LIBERA

 25th marzo 2010
Nice_demainChi l’ha detto che i confini degli Stati sono sempre “sacri”, e, in quanto tali, naturali e giusti? Essi, in Europa, sono spesso il frutto di circostanze, e il passaggio da uno Stato all’altro è stato un evento comunissimo, senza che questo significasse più che un accordo politico o un’imposizione del potente o vincitore. Perciò sono innumerevoli i casi di nostalgie, irridentismi, rivendicazioni… E ora è il turno di Nissa e della Savoia. Non so se le argomentazioni giuridiche addotte dagli indipendentisti nizzardi e savoiardi avranno successo; ma voglio intervenire un tantino sul caso in sè.
Non diciamo dei secoli che furono, ma prendiamo le mosse dal 1814, quando il Congresso di Vienna sancì la resa della Francia entro i confini del 1792 più Avignone pontificia; e il principio che l’equilibrio del continente doveva impedire per l’avvenire ogni espansione dei Francesi (monarchici, giacobini, napoleonici che fossero, non importava). Perciò la sempre riottosa nazione venne circondata da un sistema di Stati solidi e dalle frontiere difendibili: Regno dei Paesi Bassi, con gli attuali Olanda e Belgio; la Confederazione Germanica, in cui la potente Prussia si estendeva alla Renania; la Svizzera dalla neutralità tutelata internazionalmente; e il non vasto ma compatto Regno di Sardegna, esteso all’isola, alla Liguria, al Piemonte con Val d’Aosta, e a Nizza e Savoia.

Nizza, antica contea, doveva difendere la frontiera del Varo, avvolgendo anche il piccolissomo Principato di Monaco: entrambi di tradizione ligure; la Savoia, culla della dinastia e ad essa fedele, era abitata da una popolazione di origine borgognona, e non si sentiva affatto francese; e, in ogni caso, la sua appartenenza al Piemonte costituiva un ostacolo fortissimo ad ogni ambizione di Parigi di invadere l’Italia.

Per queste ragioni, che Nizza e la Savoia fossero legate a Torino era essenziale per il sistema di Vienna. Per le stesse ragioni, Napoleone III, che, da presidente nel 1849, dittatore due anni dopo, era nel 1852 divenuto imperatore, e aveva bisogno di gloria militare come quella dello zio, mirava a Savoia e Nizza. Negli accordi di Plombiers, il primo ministro sardo Cavour accettò di cederle, in cambio di Milano e Venezia: secondo il modesto parere di chi scrive, uno sfacciato tradimento della patria, che metteva in mano allo straniero le chiavi militari d’Italia.

Nizza, saputasi la notizia, affacciò una corale protesta, e l’intero Consiglio comunale si recò da Vittorio Emanuele II a chiedere che non subisse la cessione. Poco dopo, un plebiscito che nemmeno in Bulgaria sanciva che il 99,9% dei cittadini di Nizza aveva votato per la Francia! Che le urne siano già arrivate votate da Parigi, mi pare ovvio, e del resto il Buonaparte faceva così anche in Francia ad ogni passo. Garibaldi, che a Nizza era nato, andò su tutte le furie contro Cavour; poi però si fece eleggere deputato della Repubblica francese seguita alla caduta di Napoleone III! Coerenza!

Insomma, i Savoia aveva barattato Nizza e Savoia con altre terre: e tutto questo si chiamò liberalismo! Ma gravissime furono le conseguenze sulla futura storia d’Italia e d’Europa. Dopo il 1859, e dopo il 1866, la politica estera dell’Italia restò gravemente condizionata da tre confini sfavorevoli: quello del Trentino austriaco, quello del Mediterraneo di fronte agli Inglesi, e quello della Savoia. Da ognuno di questi poteva arrivare una minaccia armata. Dovendo scegliere, l’Italia si schierò nel 1882 con Germania e Austria, rischiando continuamente la guerra con la Francia. E con questa, dopo mezzo secolo di ostilità, finì per riconciliarsi in parte, con un patto non scritto di non aggressione sulle Alpi, che ebbe effetto nel 1914 con la neutralità italiana, la quale consentì alla Francia di difendersi contro l’attacco tedesco.

Nel 1940, quando l’Italia entrò in guerra a fianco della Germania, e aveva urgenza di un successo militare prima che la Francia crollasse del tutto, il confine delle Alpi si rivelò in tutta la sua difficoltà: delle potenti armate italiane vennero facilmente trattenute più dalle montagne ripide e dalla difesa dall’alto che da un esercito nemico il quale intanto sul Reno mostrava tutta la sua inconsistenza anche morale. E la Francia ringraziò Napoleone III e il suo amico Cavour!

E oggi? Ma oggi i confini militari non esistono più, di fronte a missili e satelliti. E quelli storici, dovrebbero affievolirsi, di fronte all’unità europea. Forse… Chissà se l’Europa non diventerà, invece di un insieme di Stati, una confederazione di regioni più o meno autonome, e, tra queste, Savoia e Nizza? È successo per secoli, potrebbe succedere ancora.

di Ulderico Nisticò

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23 mai 2009

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera: La LRLN !

La LRLN

LMassima espressione del nazionalismo nizzardo più intransigente è la Ligue pour la Restauration des Libertés Niçoises (LRLN) , partito nato alla fine degli anni noventa, ma presentatosi per la prima volta al vaglio dell'elettorato solo (elezioni amministrative) nel 2001, ottenendo un modesto 1,64%. Negli anni successivi l'impegno per sensibilizzare i nizzardi è stato costante e la LRNL è divenuto nel 2008, con il 5,68% dei voti, il terzo partito più votato del cantone n°1 (Nizza).

La LRLN è guidata da Alain Roullier-Laurens, scrittore e storico nizzardo che nel suo: Nice, demain l'independence (2003), oltreché in articoli, interviste e interventi radiofonici e televisivi vari, rivendica per la propria città un'indipendenza piena, che la storia e un'identità etnica peculiare giustificano interamente. Il suo pensiero poggia sui seguenti fondamenti:

38006900_mNizza ha goduto, fin dal XII secolo di un'ampia autonomia, prima in ambito provenzale, poi all'interno dello Stato sabaudo , cui si è associata volontariamente mediante un atto di dedizione nel 1388 Vittorio Emanuele II ha venduto Nizza alla Francia senza averne diritto, visto che la città non era una sua proprietà personale, bensì legata al Regno di sardegna da un accordo sottoscritto liberamente. Il plebiscito di annessione al Paese transalpino (1860) è pertano da considerarsi privo di effetti, perché estorto con la forza e privo di validità giuridica, come hanno dimostrato i nizzardi nel 1871 , allorquando hanno espresso massicciamente (con oltre il 72% dei suffragi) la volontà di non volere appartenere allo Stato francese

L'imperialismo francese ha tentato in tutti i modi di colonizzare Nizza e i nizzardi senza però riuscirci. I francesi sono da considerarsi un corpo estraneo ad una città che non si è mai sentita né potrà mai sentirsi franceseSolo attraverso la costituzione di uno stato indipendente Nizza potrà tornare ad essere libera e a decidere del proprio destino !

20 mars 2009

NIZZA TERRA GARIBALDINA! 150 ANNI DI MENZONGNE ! ORA BASTA !

150 ANNI DI MENZONGNE ! ORA BASTA !

PETIZIONEChristian Estrosi festeggerà i 150 anni della fraudolenta annesione della terra d'Italia, appoggiato dall' immarcescibile propaganda francese che vanta l'adesione unanime al "ricongiungimento" alla Francia del popolo Nizzardo.
Esistono tuttavia prove inconfutabili del fatto che il plebiscito per l'annessione del 1860, che provocò la protesta ufficiale di Garibaldi, è stato truccato da cima a fondo ! I francesi festeggiano la prevaricazione, il popolo nizzardo, invece, la denuncia !
Nizza, che vide nascere l'unificatore del popolo italiano, protesta contro questi festeggiamenti
indegni ed offensivi, firma la petizione !

NIZZA TERRA GARIBALDINA

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NAZIONALISMO NIZZARDO per Achille Ragazzoni

                                                     NIZZA E IL SUO FUTURO

Intervista ad Alain Roullier

Presidente della Lega per la Restaurazione delle Libertà Nissarde

Per Achille Ragazzoni

Introduzione

Presentiamo al lettore italiano un'intervista su di un argomento che, stante l'attuale silenzio stampa sia in Francia che in Italia, ha il sapore di una vera novità. "Particolarismo nizzardo", cosi si è chiamato quell'atteggiamento mentale, prima ancora che politico, che ha portato i Nizzardi, sin dal 1860, a sentirsi comunque diversi dalle genti di Oltrevaro. Già in rapporti di polizia del 1861 si segnala, con una certa preoccupazione, che vecchi partigiani dell'annessione avevano cambiato idea e facevano comunella con gli "italianissimi" (cosi allora venivano definiti coloro che all'annessione erano stati contrari). Con il crollo del regime bonapartista, il particolarismo divenne indipendentismo vero e proprio e Nizza inviè in parlamento tre deputati separatisti, tra cui Garibaldi. Il particolarismo nizzardo ebbe modo di esprimersi anche in seguito, ma da qualche anno a questa parte è tornato ad essere indipendentismo. E' un fenomeno nato dal basso, che vede uniti il

giovane ed il vecchio, l'intellettuale e l'operaio. Ha trovato un organo di stampa, il mensile "Les Nouvelles Niçoises" (sito internet http://nouvelles-nicoises.over-blog.net/), ed un capo, Alain Roullier, colui che ha risposto aile nostre domande. Giornalista e scrittore, egli è anche l'autore di un grosso volume, "Nice, demain l'indépendance", che si trova in vendita in tutte le libre-rie di Nizza e che ha segnato l'inizio della nuova lotta indipendentista. La Lega per la Restaurazione delle Libertà Nizzarde (LRLN), cosi si chiama il movimento indipendentista, ha dato voce ad un disagio che è reale, risponde all'avanzata di una globalizzazione sempre più disumana e disumanizzante. I molti italiani che abitano sulla Costa Azzurra possono prendere contatto con la Lega e, se convinti della bontà delle scelte da essa intraprese, decidere di impegnarsi assieme ad essa per una Nizza indubbiamente migliore.

Signor Roullier, ma non è antistorico, oggi, chiedere l'indipendenza di Nizza?

Al contrario, volere l'indipendenza di Nizza non è antistorico, bensi il logico prolungamento della storia: Nizza reclama i propri diritti. E' una battaglia di attualità, poiché Nizza attraversa una grave crisi; l'identità nizzarda, già maltrattata dalla Francia e che, resiste per miracolo, affonda nelle stive delle galere francesi, ove è stata incatenata. La Francia impone a Nizza la sua deliquescenza, il suo fallimento economico e morale; essa vuole imporle un meticciato di culture che noi non vogliamo (e che, piuttosto è un meticciato di inculture) e che porterà ad un livellamento verso il basso e ad una totale perdita d'identità. Noi non lasceremo cancellare venticinque secoli di storia per trasformare Nizza in un semplice spazio geografico aperto a tutti i venti, dove vivranno solamente produttori e consumatori anonimi, senza passato e senza storia. Se la Francia vuole suicidarsi corne nazione, è affar suo, ma noi non ci suicideremo assieme a lei. E' urgente reagire. Questa lotta si inscrive bene nel quadro europeo, poiché tutti i Paesi d'Europa accordano una larga autonomia aile regioni, ad eccezione della Francia giacobina, che esercita con la forza un centralismo dittatoriale.

signature_St_PonsNizza, 28 settembre 2003: Alain Rouiller coi responsabili della "Lega per il restauro delle liberta di Nizza" ed i responsabili della lega Savoia, firmano una nuova caria d'alleanza alto scopo di annullare l'lllegale annessione di Nizza alla Francia avvenuta nel 1860.

Ma allora non sarebbe sufficiente un'autonomia speciale corne quella goduta, in Italia, dall'Alto Adige o dalla Valle d'Aosta?

Si, una larga autonomia sarebbe una prima tappa. Ma in termini più lunghi sarà necessario per Nizza accedere alla piena sovranità, perché Nizza ne ha diritto. Nel caso che Nizza ottenga l'autonomia, sarà comunque legata alla Francia, che le imporrà la sua politica e, soprattutto, la sua filosofia decadente. Bisogna tagliare i ponti. I Nizzardi hanno dato molto alla Francia, in sangue e in oro, ora vogliono ritrovare quella libertà che gli è stata confiscata. Un'autonomia sarebbe vitale solo nel caso in cui tra le due parti esistesse una comunanza di pensiero, di cultura, di interessi, ma non esiste nulla di tutto ciè; noi siamo Latini, loro Galli. Un vecchio proverbio nizzardo afferma: "I Nizzardi e i Francesi sono sempre andati d'accordo corne il cane e il gatto".

Ma non c'è stato un plebiscito, che ha sancito l'annessione di Nizza alla Francia?

Il plebiscito è stato interamente truccato, io ho rilevato ben sedici importanti cause di nullità. Prima di tutto, Nizza è stata occupata militarmente dalla Francia il 10 aprile 1860, ossia 15 giorni prima del famoso plebiscito. Le due frodi maggiori sono le seguenti: venne soppresso l'obbligo della residenza a Nizza per votare ed il partito pro-Francia istitui dei comitati per compilare le liste elettorali. Questi comitati avevano tutti i poteri e cosi stabilirono "sommariamente e senza ricorso" chi iscrivere nelle liste elettorali per far votare chi volevano. Quando Nizza non aveva ancora cambiato nazionalità, intervienne illegalmente il prefetto imperiale del Dipartimento del Varo imponendo illegalmente alla municipalità di Nizza di iscrivere nelle liste delle persone residenti in Provenza aventi, cos! essi affermavano, antenati nizzardi. La faccenda è stata condotta bene ed io ho ritrovato negli archivi municipali alcune di quelle liste. Non parliamo poi dell'assenza di cabine elettorali, di schede con il voto NO che non vennero stampate, le urne rimaste una flotte nelle mari di Malaussena, il sindaco filofrancese, ecc. ecc.

Cosa pensano i Nizzardi di oggi riguardo a Garibaldi? E voi della Lega corne lo vedete?

Per tutti i veri Nizzardi Garibaldi, nato a Nizza, città che ha sempre amato e difeso, rimane un eroe senza paragoni. La sua purezza, il suo disinteresse per il denaro, sono esemplari. Per gli indipendentisti nizzardi (vale a dire per tutti i veri Nizzardi) Garibaldi rappresenta un modello assoluto ed una bandiera, una bandiera senza macchia. Per due volte egli ha tentato di salvare Nizza, nel 1860 e nel 1871. L'8 febbraio 1871 ha accettato di presentarsi aile elezioni della Camera dei Deputati come capo del partito indipendentista assieme a Piccon e Bergondi. Malgrado le frodi del prefetto francese essi ottennero il 73 % dei voti.... e ciè dieci anni dopo l'annessione, quando dodicimila Nizzardi avevano abbandonato la pro-pria terra rifiutando l'annessione, quando vi era stata una massiccia immigrazione francese... nonostante tutto i Nizzardi diedero il 73 % dei suffragi ai tre candidati indipendentisti!!! L' elezione di Garibaldi venne invalidata dal parlamento di Bordeaux, Bergondi si suicidé perché sarebbe stato "melanconico" (oggi si direbbe: "depresso"), secondo la versione ufficiale, e la Francia inviè a Nizza 10.000 soldati: cavalleria, gendarmeria e fanteria di marina. Vennero piazzati dei cannoni nelle vie e si arrestarono e deportarono gli oppositori. Ecco corne Nizza è rimasta francese nel 1871.

Nel 1860, Garibaldi voleva innanzitutto che Nizza restasse sotto lo scettro dei Savoia, ma correvano delle voci secondo le quali il re si stava apprestando a vendere Nizza e Savoia. Garibaldi telegrafô al suo amico colonnello Tuerr, che era in servizio presso la Corte di Torino domandandogli di trasmettere un messaggio molto preciso al re: "State per vendere Nizza? Rispondete si o no immediatamente". Il re stava per andare a dormire quando gli venne trasmesso il messaggio. Si lamenté: "Si o no! E cosy in fretta! ! !". Tuttavia rispose di si, poiché non voleva mentire a Garibaldi. Garibaldi si infuriè; visto che Nizza veniva staccata dal Piemonte — Regno di Sardegna, allora l'Eroe dei Due Mondi pretese e si batté per una Nizza neutrale ed indipendente, condizioni affinché non divenisse francese. Nel 2007 organizzeremo delle cerimonie popolari in onore di Garibaldi, poiché i politicanti francesi vogliono mettere le loro mani appiccicose sull'aureola dell'Eroe, vogliono falsificare la storia, cosa che sarebbe un insulto a Garibaldi; noi non glielo permetteremo. Otto mesi dopo si svolgeranno le elezioni municipali e noi diremo ai Nizzardi: per il bicentenario della sua nascita, fate a Garibaldi il più bel regalo, il solo che avrebbe sostenuto e accettato con gioia, continuate la sua lotta per la libertà di Nizza e votate la lista indipendentista che presenteremo aile elezioni... Dopo l'8 febbraio 1871, sarà la prima volta che una lista indipendentista sarà in lizza, un avvenimento storico!

Corne è oggi la situazione dell'identità nizzarda?

La Francia ha sempre tentato di ridicolizzare l'identità nizzarda, situandola tra il folclore di quart' ordine che diverte i turisti. I docenti universitari, artefici della francesizzazione ad oltranza, hanno "panbagnatizzato" l'identità nizzarda (il "Pan - Bagnat" è una specialità gastronomica nizzarda). Oggi i veri nizzardi vogliono gustarsi il loro Pan - Bagnat, ma liberi...I Nizzardi sono molto attaccati alla loro cultura, ma oggi si rendono conto che solo una precisa identità politica potrà salvare 1' identità culturale.

Ma si continua a dire che è grazie all'annessione alla Francia se Nizza è divenuta una grande città... 

Nizza è sempre stata potente! Era la quarta città del Regno di Sardegna. Sarebbe troppo lungo raccontare tutta la sua storia, tanto essa è ricca di avvenimenti importanti. Già nel 1517 il cardinale d'Aragona diceva "Nizza è molto bella e molto grande...". Essa aveva tutto ciè che le sarebbe servito per poter divenire indipendente. A partire dal XVIII secolo il turismo l'aveva già arricchita; tutte le Corti d'Europa vi risiedevano e contava Etna dozzina di consolati in attività; oggi non ci sono più che dei consoli onorari senza consolato... Ci sono anche barboni e ladri che provengono dall'Oltrevaro... Prima del 1860 avevamo corne residenti gli imperatori, i re ed i principi di tutta Europa, ora abbiamo la feccia di tutta la Francia e tutta l'Europa.

In Francia vi sono numerose minoranze etniche e linguistiche (Corsi, Alsaziani, Occitani ecc.). Avete rapporti organizzativi con loro? E con i Provenzali / Occitani in particolare ( Federico Mistral è uno dei miei autori prediletti...), non vi sentite legati a loro?

Non abbiamo rapporti formali con le altre minoranze che vivo-no in Francia. I Corsi sono molto individualisti, gli Alsaziani poco organizzati, quanto agli Occitani (perlomeno una gran parte) e soprattutto ai Bretoni, essi sono a rimorchio dei partiti della sinistra francese. I soli con cui siamo alleati, per evidenti ragioni, sono i Savoiardi, poiché Nizza e la Savoia sono francesi solo per il trattato di Torino e tutte e due sono state occupate militarmente dalla Francia ed in questi due Paesi sono stati organizzati dei plebisciti truccati. Fortunatamente, ora sembra che certi Occitani, raggruppati nel "Partito della Nazione Occitana" vogliano avvicinarsi a noi riconoscendo a Nizza il diritto ad uno statuto particolare in seno all'Occitania. Gli altri Occitani pretendono che Nizza sia infeudata alla Provenza, cosa che rifiutiamo. Da sempre la Provenza (non certo il popolo, ma i suoi capi politici, che sono stati prima gli Aragonesi e poi gli Angiô) è stata la nemica giurata dei Nizzardi; sempre ha invaso Nizza e sempre Nizza si è rivoltata e liberata. E' proprio per sfuggire a loro che Nizza ha firmato la dedizione ai Savoia. Nizza non è provenzale, è pizzarda. La "provenzalità" di Nizza è una menzogna inventata dai giacobini di Parigi e la ragione è semplice. I Re di Francia hanno ereditato la Contea di Provenza dagli Angiè; se Nizza fosse stata provenzale, essa sarebbe appartenuta di diritto alla Francia... Mistral è stato sponsorizzato e sostenuto dalla Francia per impiantare il suo "Félibrige", a Nizza, ma i Nizzardi hanno resistito.

E'vero che nel 1871 Nizza stava per ottenere l'indipendenza?

Nel 1871, dopo le elezioni che avevano dato una schiacciante maggioranza agli indipendentisti nizzardi, la Francia ha confiscato con la forza il voto delle urne. 10000 uomini hanno occupato la città, sono stati arrestati e deportati ail' Isola Santa Margherita e altrove molti Nizzardi. Questo fatto è sempre stato tenuto nascosto, lo si è cancellato dalla storia di Nizza, ma all'epoca la stampa italiana, sempre ben informata sulla questione di Nizza, e soprattutto non sottomessa a censura, aveva parlato di "Vespri Nizzardi". Io ho rinvenuto per caso presso un privato (un fortunato caso!) i giomali nizzardi dell'epoca, tra cui "Il Pensiero di Nizza", ed essi spiegano cosa realmente è accaduto. Fino ad oggi questi giornali d'epoca sono stati chiusi nella Prefettura di Nizza, sotto chiave, e nessuno li ha potuti vedere.

Come sono i rapporti tra i Nizzardi e gli Italiani che vivono sulla Costa Azzurra?

A Nizza vivono molti italiani e ciè è tanto meglio. I Nizzardi s'intendono bene con loro. Per la maggior parte sono persone gradevoli, discreti, apprezzano l'arte ed amano Nizza. Si sentono un po' corne a casa ed in ciè hanno ragione. Sono molto importanti per l' economia nizzarda; tra gli Italiani ed i veri Nizzardi esiste una connivenza, una sorta di complicità nascosta. Invece i Francesi installai a Nizza non amano i Nizzardi, sentendosi superiori. Criticano tutto, ad ogni riguardo, ed i

Nizzardi gli rispondono: "Ma perché vivete qui, dove nulla vi garba? Tornatevene in Francia, allora...". Con stupore: "Ma noi siamo in Francia...". . ."No, voi siete a Nizza e Nizza non è Francia".

Che libro potrebbe consigliare per conoscere la storia e la cultura nizzarda?

E'difficile consigliare un'opera per conoscere la storia e la cultura nizzarda. Sono stati scritti molti libri, ma tutti mentono o nascondono ciè che puè dar fastidio alla Francia. Per studiare il folclore puro non sono male i vecchi numeri (attorno al 1900) della rivista "Nice Historique", ma per quanto riguarda la storia certi periodi sono occultati ed i fatti trasformati. Per ciè che riguarda l'annessione del 1860, conosco solo...quello che ho scritto io, "Nice demain l'indépendance" (pp.488, France Europe Edition 2003, sito internet www.france-europeeditions.com), quindi ce n'è uno solo per il momento, ma ora che ho iniziato a rompere la congiura del silenzio, s'inizia piano piano a dire le verità anche riguardo a questo scottante soggetto, sul quale presto uscirà un mio scritto anche in italiano.

Ritiene possibile un'adesione degli Italiani residenti a Nizza al Vostro movimento?

Per il momento raccogliamo i veri Nizzardi. E, credetemi, sono molti. Ogni giorno porta nuove adesioni a decine e la progressione è geometrica... La situazione catastrofica di Nizza ed il fallimento della Francia spingono i Nizzardi a raggrupparsi attorno ai valori nizzardi. Non ne vogliono più sapere dei partiti politici francesi. Io penso che se l'unione dei Nizzardi continuerà a questo ritmo sfrenato, noi conquisteremo il Municipio; penso che nel peggiore dei casi saremo comunque ben rappresentati nel Consiglio comunale. Se degli Italiani residenti a Nizza vorranno apparire sulla nostra lista, li accoglieremo con gran piacere.

Vecchie polemiche antiannessioniste dicevano che, con l'arrivo della Francia "Nissa la casta" sarebbe divenuta "Nissa la guasta" ed, in effetti, la corruzione, gli intrecci tra criminalità e politica, da Lei coraggiosamente denunciati, fanno paura ai giorni nostri. Ci pub dire qualcosa al riguardo?

Con l'annessione è iniziato il gran saccheggio di Nizza. Spregiudicati banchieri filofrancesi installatisi a Nizza si sono adoperati per l' annessione, ed erano in relazione d' affari con i loro colleghi francesi, Pereire e Rothschild in particolare. Già prima dell'annessione Pietri, il rappresentante di Napoleone III inviato per truccare il plebiscito, aveva organizzato la liquidazione della Banca di Stato carda e l'installazione della Banca di Francia a Nizza per saccheggiare il Paese. Da quando la Banca di Francia fu messa a posto, il direttore catalogè tutte le ricchezze non sfruttate o poco sfruttate dai Nizzardi, indicando i mezzi per ricavarne il massimo profitto. I Nizzardi vennero spogliati dei terreni, si spezzettarono le grandi proprietà ed un nugolo di uomini d' affari francesi si gettè Sulla Contea corne degli avvoltoi. Costruirono dappertutto immobili, hotel, ecc. cosa che costituiva un doppio vantaggio, per loro e per la Francia. Loro ne ricavarono grandi profitti e la Francia, che desiderava distruggere l'identità nizzarda, trovava interesse a farci invadere da ricchi francesi che si stabilivano in misura massiccia nelle nuove costruzioni. Presto, e lo ammise lo stesso Lubonis (ultimo ed effimero Governatore di Nizza, messo a quel posto da Cavour per aiutare Pietri a truccare il plebiscito del 1860), il quale, amareggiato per non aver tratto dall'annessione i vantaggi che dava per scontati, scrisse che oramai i Nizzardi si erano ridotti ad essere i portinai di casa propria...

Interessanti e sconvolgenti queste rivelazioni sui rapporti tra speculatori finanziari e partigiani dell'annessione alla Francia...

E in Savoia fu lo stesso, il banchiere francese Pereira fece una fortuna trafficando sulla Banca di Savoia. Più tardi, con l'esplosione del turismo, la speculazione fu ancora più terribile. Gli affaristi distrussero castelli, palazzi e ville magnifiche per costruire ancora di più. Si puà dire che la speculazione francese giunse a distruggere la quasi totalità del patrimonio architettonico Nizzardo. Per finire, e quasi fino ai giorni nostri, tutti gli scrocconi di Francia, fiutando i buoni affari, si sono precipitati a Nizza corne degli avvoltoi. Ci si è attaccati agli sgabuzzini e ai granai e li si è trasformati in monolocali; si sono addirittura spezzettati i belli e vasti appartamenti antichi per trasformarli in mono- o bilocali, distruggendo cosi delle meraviglie, gli affreschi ed i soffitti dipinti. Presto si arriverà a vendere le cantine corne monolocali ... Nizza è stata fatta a pezzi, venduta e prostituita al denaro. Ma i Nizzardi non hanno mai partecipato a questo saccheggio e non ne hanno tratto profitto, bensi il contrario, essi ne sono stati le vittime. Oggi non si pub più abitare a Nizza e molti sono costretti a trasferirsi sull'altra sponda del Varo. La massa di denaro in gioco ha anche attirato qui tutte le mafie, l'ultima in ordine di arrivo è stata quella russa.

Prima dell' annessione i Nizzardi erano seduti su di un mucchio d'oro, ma non lo sapevano e si contentavano di una vita semplice e piacevole. L'annessione fu un colossale affare finanziario per i capitalisti francesi, ma essa si compi a detrimento dei Nizzardi, che persero innanzitutto la loro libertà, la loro terra, per diventare stranieri in patria e costretti ad andarsene. La Francia ha esportato a Nizza la sua corruzione. Essa accusa Monaco di riciclare i capitali sporchi, ma degli alti politicanti francesi tengono il proprio denaro a Monaco e la Francia è la campionessa della vendita di armi.

La mafia politica francese, che corrompe la giustizia e trucca gli appalti pubblici, è la peggiore di tutte, poiché si nasconde dietro i grandi principi. Si parla spesso dei recenti scandali finanziari al Municipio di Nizza, ma non c'è più un solo Nizzardo al Municipio...solamente degli uomini messi II dai politicanti parigini, e sono loro quelli implicati in questi scandali. Uno tra coloro recentemente arrestati, poiché voleva truccare gli appalti della nuova tramvia, aveva detto (era sotto intercettazione telefonica): "I Nizzardi pagheranno, loro sono ricchi...!".

Dopo è uscito di prigione e si sono imbrogliate le carte, perché si tratta di un amico del potere installato a Parigi. I Nizzardi non finiscono più di subire le conseguenze dell' annessione, vengono cacciati da qui non più con la forza militare, ma con la speculazione immobiliare e la corruzione francese.

Vorrei aggiungere due parole su Monaco ed il principe Ranieri III che, a poco a poco, è riuscito a strappare alla Francia l'indipendenza per il proprio Paese. Monaco era sotto tutela francese, ma recentemente le due "convenzioni" che mantenevano il Paese sotto tutela sono state "depotenziate". Ora i posti al vertice non sono più riservati ai francesi e la Francia non ha più nulla da dire circa la successione dinastica...tutto ciè è stato liquidato in un paio di righe dai giornali francesi. La realtà è che la Francia è stata costretta a restituire la libertà a Monaco. Ecco un bell'esempio per Nizza.

Un messaggio per il lettore italiano...

Se Nizza fosse rimasta italiana, oggi godrebbe certamente d'una larga autonomia corne altre zone di confine (Valle d'Aosta, Trentino — Alto Adige, Friuli — Venezia Giulia). Io dico ai nostri amici italiani: venite a Nizza, qui siete i benvenuti. I francesi sono detestati sempre di più, poiché non provano che disprezzo verso i Nizzardi e si comportano da conquistatori, pur in piena decadenza morale ed economica. La cultura dei Nizzardi è latina, e noi abbiamo molta affinità con i popoli latini e ne abbiamo poca invece, con i popoli del Nord. La presenza italiana a Nizza è un fortunato contrappeso a quella francese ed è storicamente legittima. Gli italiani, il cui ruolo economico a Nizza è benefico, ora che le leggi europee gli permettono di votare, potrebbero avere anche un importante ruolo politico.

La Gioventù Nizzarda si è liberata del giogo imposto dalla Francia e dalle sue menzogne, venera Garibaldi e spesso si reca in Piemonte, ove ritrova il gradevole profumo della Nizza che fu. Sulle tribune dello stadio di Nizza non sventola una cola bandiera francese, solamente bandiere nizzarde. Domani, ineluttabilmente, i Nizzardi strapperanno alla Francia la libertà loro confiscata e allora, corne un tempo, Nizza si volterà verso l'Italia, la sua sorella latina...

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Giuseppe Garibaldi e Alain Roullier