02 avril 2010

La nostra Nizza libera !

il 2 aprile 2010 su "La Voce Repubblicana", l'organo del partito in cui milito, il PRI:

 1861_garibaldi_au_parlement_italienGaribaldi, nel 1863, così si esprimeva accettando la presidenza di un' associazione dell'Emigrazione Nizzarda a Torino: « Spero domani potervi dire:Andiamo insieme a rivedere la nostra Nizza libera. Il tempo della violenza e della frode è finito ». Ed è finito anche secondo Alain Roullier - Laurens, prolifico scrittore di cose nizzarde e Jean de Pingon, fondatore della Lega Savoiarda. Essi il 24 marzo , presso un albergo di Ginevra, la città dove nel 1867 Garibaldi aveva presieduto il Congresso della Pace, hanno illustrato in una conferenza stampa un documento che è stato inviato alle rappresentanze diplomatiche in Svizzera delle potenze che con l'Italia hanno siglato iltrattato di pace del 10 febbraio 1947 e, naturalmente, dell'Italia. Che cosa si dice in questo documento? Sostanzialmente che, con lo scoppio del secondo conflitto mondiale e l'inizio delle ostilità tra Italia e Francia, venivano a cadere tutti i trattati bilaterali sottoscritti tra i due Paesi anteriormente alla guerra. Secondo l'articolo 44 del Trattato di Pace tutte le potenze dovevano notificare all'Italia quali trattati venivano mantenuti e/o tornavano in vigore e, contestualmente, dovevano notificarli al Segretariato delle Nazioni Unite. La Francia fece ciò ched_claration_Gen_ve_LN ritenne opportuno, notificando anche un trattato del 24 marzo 1760 circa alcune rettifiche di frontiera tra i domini sabaudi e la Francia (per ciò che riguarda Nizza, in pratica, le terre francesi ad est del Varo venivano cedute in cambio di quelle ad ovest di detto fiume) ma non notificò il trattato di Torino del 24 marzo 1860 (firmato un secolo dopo quello cui si è accennato!) che, sempre secondo l'articolo 44 del trattato di pace, veniva a decadere automaticamente dopo sei mesi, assieme a tutti gli altri trattati eventualmente non notificati. Forti anche di documenti provenienti dagli archivi dell'ONU, i combattivi Roullier-Laurens e de Pingon sostengono che ora Nizza e Savoia devono poter essere arbitre del proprio destino e scegliere se rimanere francesi,chiedere l'annessione all'Italia o diventare indipendenti. Un sogno, questo, dello stesso Garibaldi, che chiese per Nizza lo status di città libera ed indipendente, capitale dell'Europa Unita. Ed il sogno di Nizza indipendente venne lanciato anche dal patriota mazziniano Enrico Sappia, nel suo libro "Nizza Contemporanea", pubblicato nel 1871 quando era in esilio a Londra. Nella conferenza stampa Roullier-Laurens ha annunciato anche la fondazione del "Partito Nizzardo" il cui modello, anche se non esplicitamente dichiarato, è quello dei partiti di raccolta delle minoranze linguistiche che ci sono in Italia (Suedtiroler Volkspartei, Union Valdotaine, ecc.): in esso troverebbero posto tutte le anime del particolarismo nizzardo, quella autonomista e quella separatista, quella italofila e quella strettamente legata alla realtà municipale, senza distinzioni ideologiche destra/sinistra. Il Partito Nizzardo avrà anche, dove possibile, sezioni all'estero. A quella italiana potranno aderire non solo i nizzardi residenti in Italia per ragioni di lavoro o di affetti familiari, ma anche i discendenti di quegli oltre diecimila nizzardi che dopo il 1860 abbandonarono la Contea per non divenire francesi.

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27 août 2009

Le pays de Nice libre selon le Traité de paix international de 1947

Nissa_Savo_aLes peuples Niçois et Savoisien réclament l'application du droit international pour préparer l'avenir de leurs pays. La caducité du traité d'annexion du 24 mars 1860 est effective. En effet, ce traité a été suspendu durant la seconde guerre mondiale. Le traité de Paix de 1947 a disposé très précisément dans quelles formes et délais devaient être remis en cours les traités liant, avant la guerre, les belligérants à l'Italie ; le traité de Paix disposait également que les traités qui ne feraient pas l'objet de ces procédures seraient purement et simplement abrogés.  Après vérification auprès du secrétariat  des Nations Unies, il s'avère que la République française n'a pas enregistré le traité du 24 mars 1860 aux Nations Unies comme le prévoyait impérativement le traité de Paix de 1947. Le traité du 24 mars 1860 signé à Turin est donc abrogé purement et simplement du fait des dispositions formelles du traité de Paix international de 1947.

image_025Charte des Nations Unies:

Chapitre XVI Dispositions diverses (Article 102)

1. Tout traité ou accord international conclu par un Membre des Nations Unies après l'entrée en vigueur de la présente Charte sera, le plus tôt possible, enregistré au Secrétariat et publié par lui.

2. Aucune partie à un traité ou accord international qui n'aura pas été enregistré conformément aux dispositions du paragraphe 1 du présent Article ne pourra invoquer ledit traité ou accord devant un organe de l'Organisation.

Traité de paix du 10 février 1947 (Section IX Traités bilatéraux Article 44):

1. Chacune des Puissances Alliées ou Associées notifiera à l'Italie, dans un délai de six mois à partir de l'entrée en vigueur du présent Traité, les traités bilatéraux qu'elle a conclus avec l'Italie antérieurement à la guerre et dont elle désire le maintien ou la remise en vigueur. Toutes dispositions des traités dont il s'agit qui ne seraient pas en conformité avec le présent Traité seront toutefois supprimées.

2. Tous les traités de cette nature qui auront fait l'objet de cette notification seront enregistrés au Secrétariat de l'Organisation des Nations Unies, conformément à l'article 102 de la Charte des Nations Unies.

3. Tous les traités de cette nature qui n'auront pas fait l'objet d'une telle notification seront tenus pour abrogés.

La constitution française (Articles 5. et 55).

Art. 5. - Le Président de la République veille au respect de la Constitution. Il assure, par son arbitrage, le fonctionnement régulier des pouvoirs publics ainsi que la continuité de l'Etat.

Il est le garant de l'indépendance nationale, de l'intégrité du territoire et du respect des traités.

Art. 55. - Les traités ou accords régulièrement ratifiés ou approuvés ont, dès leur publication, une autorité supérieure à celle des lois, sous réserve, pour chaque accord ou traité, de son application par l'autre partie.

 

Juridiquement, les peuples Niçois, Savoisien et Corse (traité de 1768 étant aussi abrogé) sont donc libres de choisir leurs destins à condition qu'ils en fassent la demande formelle ! Concernant le Pays Niçois, associé à la protestation officielle de  Garibaldi et Laurenti-Roubaudi ainsi qu'à tous les arguments formulés par la Ligue Niçoise, le traité de paix de 1947 nous donne la possibilité d'exiger nos droits inaliénables à la souveraineté devant les instances internationales !

"pour que le droit des gens ne soit pas une vaine parole"... Jousé Garibaldi

LIBERA NISSA    

petition

 

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27 juin 2009

Il destino di Nizza e Savoia ed il Trattato di Pace del 1947

25th Marzo 2010
L_appel_de_Gen_veIl destino di Nizza e Savoia ed il Trattato di Pace del 1947…
Garibaldi, nel 1863, così si esprimeva accettando la presidenza di un’ associazione dell’Emigrazione Nizzarda a Torino: “Spero domani potervi dire: Andiamo insieme a rivedere la nostra Nizza libera. Il tempo della violenza  e della frode è finito”. Ed è finito anche secondo Alain Roullier – Laurens,  prolifico scrittore di cose nizzarde e Jean de Pingon, fondatore della Lega  Savoiarda. Essi il 24 marzo , presso un albergo di Ginevra, la città dove nel 1867 Garibaldi aveva presieduto il Congresso della Pace, hanno illustrato  in una conferenza stampa un documento che è stato inviato alle rappresentanze  diplomatiche in Svizzera delle potenze che con l’Italia hanno siglato il  trattato di pace del 10 febbraio 1947 e, naturalmente, dell’Italia.

Che cosa  si dice in questo documento?
Sostanzialmente che, con lo scoppio del secondo  conflitto mondiale e l’inizio delle ostilità tra Italia e Francia, venivano  a cadere tutti i trattati bilaterali sottoscritti tra i due Paesi  anteriormente alla guerra.

Secondo l’articolo 44 del Trattato di Pace tutte le potenze dovevano notificare all’Italia quali trattati venivano mantenuti e/o tornavano in vigore e, contestualmente, dovevano notificarli al Segretariato delle  Nazioni Unite. La Francia fece ciò che ritenne opportuno, notificando anche un trattato del 24 marzo 1760 circa alcune rettifiche di frontiera tra i domini  sabaudi e la Francia (per ciò che riguarda Nizza, in pratica, le terre  francesi ad est del Varo venivano cedute in cambio di quelle ad ovest di detto  fiume)  ma non notificò il trattato di Torino del 24 marzo 1860 (firmato un secolo  dopo  quello cui si è accennato!) che, sempre secondo l’articolo 44 del trattato  di  pace, veniva a decadere automaticamente dopo sei mesi, assieme a tutti gli altri trattati eventualmente non notificati.

Forti anche di documenti  provenienti dagli archivi dell’ONU, i combattivi Roullier-Laurens e de Pingon sostengono che ora Nizza e Savoia devono poter essere arbitre del proprio  destino e scegliere se rimanere francesi, chiedere l’annessione all’Italia  o diventare indipendenti.

Un sogno, questo, dello stesso Garibaldi, che chiese  per Nizza lo status di città libera ed indipendente, capitale dell’Europa  Unita. Ed il sogno di Nizza indipendente venne lanciato anche dal patriota  mazziniano Enrico Sappia, nel suo libro “Nizza Contemporanea”, pubblicato nel  1871 quando era in esilio a Londra.

Nella conferenza stampa Roullier- Laurens  ha  annunciato anche la fondazione del “Partito Nizzardo” il cui modello, anche  se  non esplicitamente dichiarato, è quello dei partiti di raccolta delle  minoranze  linguistiche che ci sono in Italia (Suedtiroler Volkspartei, Union  Valdotaine, ecc.): in esso troverebbero posto tutte le anime del particolarismo  nizzardo, quella autonomista e quella separatista, quella italofila e quella strettamente legata alla realtà municipale, senza distinzioni ideologiche  destra/sinistra.

Il Partito Nizzardo avrà anche, dove possibile, sezioni all’estero. A quella italiana potranno aderire non solo i nizzardi residenti in Italia per  ragioni  di lavoro o di affetti familiari, ma anche i discendenti di quegli oltre diecimila nizzardi che dopo il 1860 abbandonarono la Contea per non  divenire francesi.

di Achille Ragazzoni

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20 avril 2009

Madagascar 1947: quand la France nommait les génocides "pacification"!

soumission_des_rebelles(D'Antananarivo) 47 vous-dit-elle quelque chose ?
29 mars 1947. Une date. Une simple date. De printemps. De massacre. L'histoire de France n'a-t-elle pas basculé ce jour-là sous les assauts de quelques indigènes armés de sagaie, de lance et de flamme ?
Peut-on le dire ?
Que l'histoire de France, la grande histoire de France, s'est infléchie sous les coups de quelques sauvages croyant fort à la puissance de leurs amulettes et talismans ?        

La France eut-elle à partir de ce jour-là les mêmes rapports, les mêmes liens avec ses colonies ? N'a-t-elle pas choisi désormais la répression et l'abandon de ses idéaux nés de la Révolution de 1789 ? Tous les hommes naissent libres et égaux en droits… L'Indochine suivra très vite, l'Algérie, le Cameroun…

Faisant suite aux promesses d'après-guerre d'accorder liberté aux colonies, faisant suite aux espoirs nés de la victoire contre le fascisme et le nazisme, Madagascar ou toute autre colonie ne pouvait-elle pas espérer vivre enfin hors domination, hors indigénat et humiliation perpétuelle ? Ce pays pouvait-il dépasser son statut de dominé, sortir de cette situation étrange d'infériorité accolée à sa « race » ? Pouvait-il mener sa propre histoire ? Les colonies ne pouvaient-ils plus faire confiance à la parole de la France ? Celle des Lumières, superbe promesse d'humanisme ?

Las, la France d'alors, 1946, choisit de maquiller les promesses et refusa toute idée d'indépendance. Rejetant l'idée d'autonomie dans l'union française proposée par l'Etat français, les Malgaches se soulevèrent, choisirent d'être rebelles. La politique a perdu, les armes ont parlé.

1947 ou cette arrogance, ce désir de ne pas lâcher sa proie -main d'œuvre, marchés et ressources des colonies… 1947 ou ce refus de reconnaître l'humanité pleine de l'Autre, cette soif d'exploitation prenant le pas sur toute autre considération… Le 29 mars 1947, à Moramanga, les rebelles malgaches se lancèrent dans un assaut sans espoir.

Si la première nuit fut de victoire, les suivantes furent de cauchemar. Des massacres et des exactions en nombre, des fusillades sans fin et des exécutions sommaires. Des « enquêtes ». Des « questions ». Des dizaines de milliers de morts civils, de faim, de maladie. Des milliers de réfugiés en fuite devant la guerre, guerre coloniale. L'expérimentation de tout ce qui allait suivre en Algérie. En tout : l'impossibilité de chiffrer les morts, tant on a tué… 89000 morts selon l'armée française en 1949. 11000 morts, chiffre officiel et risible un an plus tard ( le chiffre de 200000 semble le plus probable) .

Les années suivantes furent de négation. Les années suivantes furent de silence. On brûla des archives. On classa des archives. On ferma des archives. On ne jugeât point. Sauf les Malgaches, coupables pour avoir refusé l'injustice du colonialisme.

A l'indépendance, promesse toujours d'une vie commune, dans une humanité partagée, dans un élan démocratique respectueux de chacun, dans des rêves de progrès universel. On appela cela coopération. Mutisme et complicité. Dictature. Corruption. Silence toujours. L'oubli a succédé. Les générations furent autant de couches de linceuls naturelles. C'est ce qu'on a cru.

sources RUE 89